“Fail. Fail again. Fail better.” – Samuel Beckett
“Der Kapitän lebt auf, wenn er nach Hafenaufenthalten und Enttäuschungen zu Lande, wieder auf hoher See, seinen Plänen nachhängen und neue Routen ersinnen kann. Doch vielleicht ist sein Lebensziel der Schiffbruch: “… ein halbes Leben mit Leid und Haß und Traum und Arbeit und Stolz, was muß man alles durchmachen, um es zu einem schönen, plausiblen, durchgearbeiteten, gepflegten Schiffbruch zu bringen?”
‘Bobi’ Bazlen, legendärer Bücheraufspürer und Dichterfreund, verfaßte – für sich selbst – eine faszinierende Parabel über Kulturmenschen in einem “rettungslosen Europa”, inmitten der “grauen Fortschrittsbewegung” und unter der “Herrschaft der Steuermänner”.
Ein kenntnisreicher und einfühlsamer Essay von Ilse Pollack zeichnet Leben und Wirken ‘Bobi’ Bazlens nach.
Der Kapitän wurde von Bazlen in deutscher Sprache verfaßt und erscheint im Wieser Verlag in Erstausgabe.” (Verlagstext)
Ein phantastisches Buch, aus dem ich in einem fort zitieren könnte. Aber ich beschränke mich auf die Empfehlung: Lesen Sie’s! Es ist ja auch noch lieferbar. Und dann stellen Sie es in Ihr Regal oder legen es neben Ihre Koje und bestellen ein weiteres Exemplar, und das verschenken Sie an den Menschen, von dem Sie glauben, daß es ihm, ihr, gefallen würde. Diese Leute muß es geben. grabo
Roberto Bazlen, Der Kapitän / Romanfragment / Mit einem Essay von Ilse Pollack über Bobi Bazlen: “Das Schweigen der Sirenen” / 228 Seiten, gebunden, Lesebändchen / Wieser Verlag, Klagenfurt und Salzburg 1993 / 13,80 EUR
Zum Autor:
Roberto ‘Bobi’ Bazlen, geboren 1902 in Triest. Vater Deutscher, Mutter Italienerin. Von Jugend an ein Leben mit Dichtern und Büchern. Freundschaften mit Italo Svevo, Eugenio Montale, Umberto Saba, Sergio Solmi und anderen. Entdecker und Förderer unbekannter, talentierter und später klassisch-moderner Autoren und Werke. Gutachter mitteleuropäischer Literatur in Italien. Ab 1939 in Rom, 1965 Umzug nach Mailand, wo er bald darauf stirbt. Zu Lebzeiten keine Veröffentlichungen. Briefe an Verleger und Dichterfreunde. Nach Bazlens Tod erschienen Romanfragmente, Notizen und Briefe (Edizioni Adelphi, Mailand 1968-1973).
Die ausführlichere Biographie, die sich auf den Internetseiten des Adelphi Verlags findet, zu dessen Miterfindern Bazlen gehörte (siehe www.adelphi.it) – ich werde sie später einmal übersetzen, weise nur auf die besondere Lebensweise Bazlens hin, die er früh für sich fand, nämlich jeden Tag einige Stunden lang, auf dem Bett liegend, von Kissen gestützt, zu lesen (und zu rauchen) -:
“Roberto Bazlen nacque a Trieste nel 1902 da padre tedesco e madre italiana. Il tedesco fu la sua lingua ancor più dell’italiano. Precocissimo, si inventò una forma di vita che non avrebbe mai abbandonato: passare ogni giorno un certo numero di ore a leggere, disteso su un letto con qualche cuscino. A Trieste, frequentò Saba e Svevo. E intanto diventava amico di Eugenio Montale, Giacomo Debenedetti, Sergio Solmi. Fu lui il primo a cogliere il genio che sino allora nessuno aveva riconosciuto nei romanzi di Svevo: ne scrisse con entusiasmo a Montale – e così cominciò la fortuna di Svevo. Dopo qualche vano tentativo di dedicarsi a un’attività pratica, a Genova, a Trieste stessa, a Milano (dove rimase per qualche anno), Bazlen approdò a Roma all’inizio del 1939, avendo nel frattempo dato fondo, deliberatamente, al patrimonio ereditato dalla famiglia. A Roma, in una stanza mobiliata di via Margutta, sarebbe vissuto per ventisei anni, fino a due mesi prima della morte, nel 1965, a Milano. La sua attività di consigliere editoriale, che prima avveniva per singole segnalazioni a singole persone del mondo editoriale, prese una forma più articolata e precisa a partire dagli ultimi anni della guerra: Adriano Olivetti, di cui era amico da tempo, gli affidò infatti il compito di preparare con lui il programma di una casa editrice nuova che fosse in grado di affermarsi dopo la caduta del fascismo, progetto molto ambizioso che poi non andò in porto, mentre i titoli proposti da Bazlen solo in minima misura rifluirono nel programma delle Edizioni di Comunità. Negli anni immediatamente successivi alla guerra Bazlen continuò a consigliare libri a varie case editrici, come Bompiani e Astrolabio, ma il rapporto più duraturo fu quello con Einaudi, negli anni Cinquanta. Si può dire, comunque, che Bazlen soltanto con l’Adelphi abbia avuto modo di tracciare un programma editoriale che pienamente gli corrispondeva – e che poi si è attuato ben al di là della sua morte.”